Rosa Vercellana

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Rosa Vercellana nacque a Nizza il 3 giugno 1833, figlia di un militare di carriera Giovanni Battista Vercellana.

Il padre faceva parte della guardia imperiale napoleonica, ma nel 1814 rifiutò di seguire Napoleone fuggito dall’Elba, ed entrò nelle guardie del Re Carlo Alberto. Rosa Vercellana incontrò per la prima volta Vittorio Emanuele II nel 1847, quando la famiglia si trasferì a Racconigi: il futuro Re d’Italia aveva 27 anni, era sposato e aveva già quattro figli. Lei aveva 14 anni. Dopo i primi incontri clandestini, la ragazza si trasferì nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, in una dipendenza del parco. Vittorio Emanuele II mantenne la  propria relazione con Rosa Vercellana per tutta la vita, nonostante le sue altre numerose amanti, ed ebbe da lei due figli: Vittoria (1848-1905) ed Emanuele (1851-1894). 


La relazione suscitò scandalo e ostilità a corte, ma Vittorio Emanuele non cedette alle pressioni e l’11 aprile 1858 nominò Rosa Vercellana Contessa di Mirafiori e Fontanafredda, comprando per lei il castello di Sommariva Perno. Nel 1863 si trasferì negli Appartamenti Reali di Borgo Castello, all’interno dell’attuale Parco regionale La Mandria. Tale residenza, che non apparteneva alla Corona, ma al patrimonio privato del Re, rimase sempre la preferita della coppia, poiché Vittorio Emanuele II amava rifugiarvisi per cacciare e sfuggire la vita di corte. Nel 1864, Rosina seguì il Re a Firenze, stabilendosi nella villa "La Pietraia". Nel 1869, il Re si ammalò e temendo di morire sposò Rosa Vercellana, il 18 ottobre, con rito religioso. Il matrimonio morganatico, ovvero senza il titolo di attribuzione di regina, avvenne il 1 ottobre 1877 a Roma. Vittorio Emanuele morì tre mesi dopo, il 9 gennaio 1878. Rosa Vercellana trascorse gli ultimi anni della sua vita nel castello di Sommariva Perno, a Torino e a Pisa, ove morì nel 1885. Casa Savoia vietò che venisse seppellita al Pantheon, non essendo mai stata regina; per questo motivo ed in aperta sfida alla corte reale, i figli fecero costruire, a Torino, una copia del Pantheon in scala ridotta, poi soprannominata il "Mausoleo della Bela Rosin".


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